{"id":142,"date":"2015-05-29T13:57:24","date_gmt":"2015-05-29T11:57:24","guid":{"rendered":"http:\/\/noexpopride.noblogs.org\/?p=142"},"modified":"2015-05-29T13:57:24","modified_gmt":"2015-05-29T11:57:24","slug":"documento-politico-per-il-noexpo-pride-del-20-giugno-2015","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/noexpopride.noblogs.org\/?p=142","title":{"rendered":"Documento politico per il Noexpo Pride del 20 giugno 2015"},"content":{"rendered":"<p>Siamo <strong>collettivi, singole, frocie, lesbiche, trans*, migranti<\/strong> che lottano contro le politiche che rendono ogni giorno le nostre vite sempre pi\u00f9 precarie, contro le riforme che pretendono di incasellare i nostri desideri e le nostre esistenze. Quest&#8217;anno l&#8217;organizzazione milanese del Pride ufficiale ha cercato una maggiore visibilit\u00e0 attraverso Expo2015, per questo \u00a0come collettivi e singol* femminist* e lgbtiq, abbiamo deciso di costruire una nostra giornata di mobilitazione:\u00a0 il <strong>NoExpo Pride<\/strong>.<\/p>\n<p>Ci siamo incontrat* a dicembre 2014 a Milano e di nuovo a marzo 2015 a Roma\u00a0 e abbiamo attraversato la May Day del 1 maggio, portando avanti una critica lesbica, femminista e frocia al progetto di Expo2015.<\/p>\n<p><strong>Expo2015<\/strong> \u00a0\u00e8 \u00a0un progetto fondato sullo sfruttamento del lavoro, sottopagato, precario o\u00a0 volontario; il nuovo modello di sfruttamento consolidato dal Expo diventer\u00e0 la norma dopo i sei mesi dell\u2019esposizione. Expo \u00e8 un gigante di cemento che devasta intere aree extraurbane; una passerella di multinazionali, aziende e Stati imperialisti e neo-colonialisti che propongono un modello di sfruttamento, devastazione e ricatto dei territori e delle esistenze. Basti pensare alla centralit\u00e0 di sponsor come Monsanto, Coca-Cola, Nestle e Mc Donald\u2019s . \u00a0non ci bastano un ecologismo e la solidariet\u00e0 di facciata verso le persone gltqi per dimenticare che nel padiglione dedicato ad <strong>Israele<\/strong> saranno presentate le \u201ceccellenze\u201d israeliane nell\u2019agricoltura e nella gestione dell\u2019acqua, senza fare riferimento al regime di apartheid che Israele impone sulla popolazione palestinese. Expo diventa anche una vetrina per il pinkwashing e l\u2019omonazionalismo degli Stati Uniti che il 20 giugno, davanti al loro padiglione, organizzeranno una festa gay sfruttando una pretestuosa difesa dei diritti per nascondere le loro politiche imperialiste.<\/p>\n<p>l\u2019Expo diventa, cos\u00ec, una vetrina per la propaganda israeliana e per il <strong>pinkwashing, <\/strong>che serve a coprire le atrocit\u00e0 dello stato di Israele sotto la facciata del paradiso turistico gay.<\/p>\n<p>Tutto questo avviene a Milano, una citt\u00e0 trasformata dai progetti di speculazione e dalle imponenti opere costruite in vista del grande evento: metri cubi di cemento che hanno richiesto <strong>sgomberi, sfratti, demolizioni, retate ed espulsioni,<\/strong> per\u00a0 escludere dai quartieri destinati ad Expo tutti i soggetti che non erano \u201cpresentabili\u201d e \u201cattraenti tra cui rom, migranti, sex worker e senza tetto. Allo stesso tempo alcuni di questi soggetti sono funzionali alla macchina economica di Expo: i migranti lavorano in nero, rischiando e perdendo la vita nei cantieri e i\/le sex worker soddisferanno una fetta enorme del turismo che si muove verso milano.<\/p>\n<p>Un esempio \u00e8 l\u2019azione di &#8216;ripulitura&#8217; dalla microcriminalit\u00e0 del centro citt\u00e0, come <strong>via Sammartini<\/strong>, mettendo in atto politiche securitarie e di controllo, per poi colorarle di rainbow: telecamere, chiusura del traffico e militarizzazione permanente vorrebbero permettere al turismo omosessuale di Expo di trovare in quella via un ghetto protetto in cui spendere e spandere. \u00a0Con l\u2019intento \u2013 dichiarato \u2013 di puntare a incrementare le cifre del turismo omosessuale, questo <strong>mercato \u201cpink\u201d<\/strong> \u00a0ha un target commerciale che \u00e8 un gay maschio, bianco, cittadino occidentale, borghese e non parla alla grande maggioranza dei soggetti lgbtiq, che vivono una quotidianit\u00e0 di oppressione, marginalizzazione ed espulsione dal mercato del lavoro e non rientrano nell&#8217;immaginario accettabile del gay frivolo, festaiolo, alla moda e spendaccione.<\/p>\n<p>La firma di Giuseppe Sala, commissario unico di Expo, \u00a0sulla carta dei diritti presentata dal Unar, da molti salutata come una conquista, \u00e8 in realt\u00e0 funzionale a tutto questo: inglobare, mercificare e normalizzare la portata potenzialmente rivoluzionaria dei nostri corpi, dei nostri desideri e delle nostre lotte in quanto soggettivit\u00e0 lgbtqi e ricondurla all\u2019interno di logiche di profitto e oppressione.<\/p>\n<p>Oltre a tutto questo, Expo2015 mette in campo l&#8217;immancabile <strong>retorica sul ruolo della donna<\/strong>.<\/p>\n<p>&#8220;Nutrire il pianeta_Energia per la vita&#8221; \u00e8 lo slogan di Expo. E chi pu\u00f2 ricoprire questo ruolo se non La Donna?<\/p>\n<p>Women for Expo \u00e8 la \u201cquota rosa\u201d che, attraverso \u00a0campagne pubblicitarie, propone l\u2019immaginario di una donna che pu\u00f2 trovare il proprio posto in Expo come imprenditrice, tramite bandi e progetti dedicati, ma soprattutto come madre, in quanto \u201cnaturalmente\u201d votata al prendersi cura, al cullare e al \u201cnutrire il pianeta\u201d. Questa campagna mediatica \u00e8 volta ad imporre due modelli proposti come positivi ed esemplari di una realizzata ed effettiva emancipazione delle donne: la madre della vita e della terra, naturalmente predisposta alla condivisione, all&#8217;altruismo e al nutrimento; la donna imprenditrice, la cui emancipazione si manifesta esclusivamente nel \u201ctirare fuori le palle\u201d. La richiesta di centralit\u00e0 e partecipazione delle donne viene strumentalizzata per relegarci, ancora una volta, nei ruoli culturalmente imposti: l\u2019eterosessualit\u00e0 obbligatoria, la famiglia, la cura, la maternit\u00e0 e l&#8217;ambito domestico, dove sappiamo bene che avviene il 90% della violenza maschile sulle donne.<\/p>\n<p>Expo \u00e8 un progetto che normalizza la condizione di oppressione delle donne, infiocchettandola come fosse qualcosa da accettare e addirittura esaltare.<\/p>\n<p>Expo \u00e8 il perfetto paradigma del modello economico capitalista occidentale: sfrutta, cementifica, colonializza e devasta i territori, alimenta le mafie e uccide i lavoratori, opprime e controlla la vita di tutt*, normalizza i desideri, reprime chi si oppone.<\/p>\n<p><strong>La retorica di Expo su donne e soggetti lgbtiq, da un lato, serve a legittimarsi e ripulirsi, nascondendo dietro la facciata sfavillante della citt\u00e0-vetrina il modello economico e di sfruttamento che Expo esalta e presenta con i suoi padiglioni; dall&#8217;altro,\u00a0 invisibilizza la condizione reale che questi soggetti si trovano a vivere a causa della crisi economica e dei tagli sul fronte pubblico che hanno portato la sanit\u00e0 e i servizi al limite della sostenibilit\u00e0.\u00a0 Cos\u00ec emergono <\/strong>le contraddizioni e l&#8217;ipocrisia di Expo e del modello che rappresenta: da un lato, esaltare l&#8217;importanza delle donne quando la maggioranza di queste non pu\u00f2 accedere gratuitamente a nessun servizio per la propria salute, dal momento che i consultori vengono smantellati dai tagli e i reparti di ginecologia vengono chiusi o lasciati in uno stato di totale abbandono, pieni di obiettori di coscienza, che occupano l&#8217;80% degli incarichi pubblici, impedendo l&#8217;applicazione della legge 194; dall&#8217;altro, creare una citt\u00e0 gay friendly in un paese che non riconosce le molteplici forme di relazione e intimit\u00e0 che costruiamo, al di l\u00e0 e oltre la famiglia tradizionale. Un paese dove mensilmente nelle piazze viene lasciato spazio alle Sentinelle in Piedi, lobby e gruppi catto-fascisti che nascondendosi dietro la libert\u00e0 di espressione, veicolano messaggi di intolleranza, violenza e omo\/lesbo\/transfobia. Questi gruppi rivolgono un attacco diretto alla scuola pubblica, attraverso lo spauracchio della \u201cteoria del gender\u201d, che per noi significa autodeterminazione, percorsi di liberazione collettivi e favolosit\u00e0.<\/p>\n<p>Abbiamo deciso di scendere in piazza il 20 giugno con il NoExpo Pride,\u00a0 portando per strada le nostre molte e differenti identit\u00e0, quelle che il sistema (v)etero capitalista mette ai margini, quelle che non si abbinano bene con la vetrina di Expo. Rinunciamo\u00a0 alla rispettabilit\u00e0\u00a0 omonormata\u00a0 e invaderemo le strade di Milano, perch\u00e8 non siamo disposte a farci confinare \u00a0nei ghetti del consumo gay friendly. Non siamo disposte a subire sui nostri corpi meccanismi di patologizzazione e medicalizzazione solo perch\u00e8 non corrispondiamo a quella norma che ci vorrebbe far rientrare nel binarismo di genere e rendere accettabili. I nostri corpi sono eccedenti e per questo favolosi! Vogliamo creare citt\u00e0 dove le strade\u00a0 libere le fanno le soggettivit\u00e0 che le attraversano quotidianamente, con la solidariet\u00e0 e le relazioni che costruiscono, e non le telecamere e la militarizzazione; una citt\u00e0 dove i nostri desideri si possano realizzare negli spazi che viviamo e liberiamo ogni giorno da razzismo e omo\/lesbo\/transfobia.<\/p>\n<p>Quindi vogliamo ripartire da dove tutto ebbe inizio, da Stonewall, con la lotta e la favolosit\u00e0 che da sempre ci hanno contraddistinto, orgogliose come le frocie, le lesbiche e le travestite che si opposero alla violenza e ai soprusi della polizia.<\/p>\n<p><strong>Vogliamo una citt\u00e0 frocia, non una vetrina gay per Expo!<\/strong><\/p>\n<p><strong>I nostri desideri sono ingovernabili, la nostra libert\u00e0 non \u00e8 in vendita!!!<\/strong><\/p>\n<p>Per adesioni e informazioni:<br \/>\nMauro 3388365190\u00a0<a href=\"mailto:mauromuscio90@gmail.com\">mauromuscio90@gmail.com<\/a><br \/>\nCarlotta 386834626\u00a0<a href=\"mailto:carlotta@autistiche.org\">carlotta@autistiche.org<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Siamo collettivi, singole, frocie, lesbiche, trans*, migranti che lottano contro le politiche che rendono ogni giorno le nostre vite sempre pi\u00f9 precarie, contro le riforme che pretendono di incasellare i nostri desideri e le nostre esistenze. 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